La via della public company – Intervista a Mr. Battista

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Intervista al CEO Valerio Battista rilasciata a “IlSole24Ore" per discutere di temi di public company con uno sguardo all’anno in corso

HQ   -   25/01/2017 - 12:00 FM


Intervista al CEO Valerio Battista rilasciata a “IlSole24Ore" per discutere di temi di public company con uno sguardo all’anno in corso

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“Il controllo non si esercita solo con il numero delle azioni, ma anche con i risultati e con il fatto che tutti gli azionisti ti seguano". Valerio Battista,  amministratore delegato di Prysmian, guida dal 2005 la società internazionale ora vera public company italiana, quindi senza un azionista di maggioranza. Nel capitale le quote segnalate da Consob sono solo due: quella del 6,199% di Clubtree (società partecipata da TIP al 35,0%, Angelini
Partecipazioni Finanziarie al 32,5% e d`Amico Società di Navigazione al 32,5%) e quella del 3,034% di Norges Bank. Il management della società, poi, controlla circa l' 1 per cento. Il resto del capitale è in mano a investitori istituzionali e privati. Prysrnian ha in corso, peraltro, la terza edizione dell`iniziativa di acquisto di azioni a prezzi scontati del 15% per i dipendenti, che questa volta coinvolgerà anche le attività in Cina. "È un`opportunità per rendere partecipi i dipendenti dei risultati del gruppo" sottolinea Battista.

Nonostante l`azionariato diffuso, la società ha vissuto nella stabilità di gestione dalla quotazione in Borsa del 2007. "Non ci si può proteggere da un eventuale attacco di qualcuno che voglia conquistare una società. È chiaro che essendo una public company, noi facciamo l`interesse di tutti gli azionisti. Se l`interesse di tutti gli stakeholder è rispettato, il problema della cessione a terzi non si pone. Anche un`Opa sarebbe una creazione di valore" spiega Battista. "E Prysmian - aggiunge il ceo - a riprova delle intenzioni di rimanere in Italia ha voluto la nuova sede proprio dove c`è lo storico cuore tecnologico dì Milano, tra il Politecnico e la Bicocca, costruendoci l`headquarter insieme alla Ricerca e Sviluppo".

Il 70% delle imprese italiane è ancora a controllo familiare. Il problema nasce proprio con il passaggio generazionale. La soluzione sta nella managerializzazione delle imprese?

Quando una società è controllata da una famiglia c`è un problema di successione familiare che può portare a una guida della società che non è quella ottimale. Se l`imprenditore non ha la lungimiranza di creare una successione adeguata all`interno della famiglia deve avere il coraggio di cedere lo scettro a qualcuno esterno alla famiglia.

Quale ruolo può giocare un manager nel garantire scelte che vadano nella direzione del rispetto di tutti gli azionisti?

Le faccio un esempio pratico: quando nel 2005 è stato fatto il leverage buy-out su Pirelli Cavi, da cui è nata Prysmian, di fronte all'ipotesi di leve troppo elevate ho posto una condizione: non sarei stato della partita se si fosse decisa una leva oltre cinque volte l'Ebitda della società. Questo vuol dire fare il bene di tutti gli stakeholder e fare scelte sostenibili, anche finanziariamente.

In questi anni siete stati approcciati da potenziali acquirenti?

Qualche anno fa, quando il titolo viaggiava a corsi bassi, alcuni fondi si sono presentati da me dicendo che sarebbe stato interessante delistare
la società per farla diventare privata, ma io ho risposto che non sarebbe stato nell`interesse di tutti gli azionisti e quindi che non avrei partecipato
ad un`operazione simile. Non vedo all`orizzonte pericoli per l`indipendenza di Prysmian. Certo siamo per definizione una società aperta e scalabile e non possiamo escludere, ad esempio, che potrebbe presentarsi alla porta qualche gruppo industriale asiatico, intenzionato ad acquisire la leadership
mondiale nel nostro settore.

Che stime avete per il 2017?

Il business non è brillantissimo ma continua ad andare bene e abbiamo un order book abbastanza lungo. Continua ad andare forte il settore telecom. Il nostro focus è sulla generazione di cassa e l`impiego della cassa riveniente dall`equity linked bond da 500 milioni euro, che parcheggeremo in un buy back da utilizzare poi nel caso di eventuali acquisizioni. Perché oggi la nostra leva inizia ad essere veramente bassa.